Romeo and Juliet Post Scriptum

“Tutti, prima o poi, ci siamo domandati cosa sarebbe accaduto se Romeo e Giulietta non fossero morti. Ma se così fosse, sarebbero vivi? O sarebbero dei sopravvissuti..?” così s’ interroga Georgia Lepore, regista dell’ allestimento italiano di “Romeo and Juliet Post Scriptum“, che ha debuttato lo scorso maggio alFoto-di-giulia-bertini-1-660x330 Teatro dell’Orologio a Roma.

L’ opera originale porta la firma di Annika Nyman, prolifica autrice scandinava che ha avuto l’ intuizione di ribaltare il finale dell’opera più conosciuta di William Shakespeare. Dopo il grande successo della mise en scène in lingua originale, nel corso della passata edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, all’ interno della sezione “European Young Theatre“, la tragedia viene ripresa e tradotta da Georgia Lepore e interpretata da Selene Gandini e Giovanni Anzaldo.

In scena entrano due adolescenti in blue jeans e t-shirt e iniziano un dialogo incalzante in cui si dipana velocemente la psicologia dei loro sentimenti contrastanti. La scenografia è praticamente assente: una corda, unico oggetto in scena, lega i protagonisti per tutta la durata della pièce.

I due sono Romeo e Giulietta benché potrebbero non esserlo.

“Romeo e Giulietta non hanno molte scene in comune: non si conoscono mai per davvero, ma esistono nelle reciproche fantasie, artefatti sognanti, promesse di salvezza” sottolinea la Lepore, alludendo alla possibilità che i due archetipici innamorati, infiammati di desiderio nell’ immaginario comune, nella realtà della prassi shakespeariana, si siano incontrati solamente tre volte, senza aver avuto occasione di parlarsi lungamente.

La sceneggiatura impone loro di trovarsi finalmente faccia a faccia ad affrontare le conseguenze del loro amore e a progettare concretamente la fuga: per la prima volta nella condizione di conoscersi davvero. Ciò che scaturisce dal racconto è un sentimento tangibile ed estremamente umano, rivelando tuttavia una probabile incapacità di gestire tale coinvolgimento.

Romeo è debole, indeciso, tentenna nelle sue intenzioni, da un lato vorrebbe restare a Verona per trovare il perdono dei genitori, sperando segretamente in un matrimonio da loro legittimato, dall’ altro, l’idea di una vita intera al fianco di Giulietta, una donna che conosce appena, descritta come spregiudicata, irriverente,forte come una Lady Macbeth, istintiva, decisamente diversa da lui, finisce per spaventarlo.

I due amanti condividono una reciproca condizione di estraromeoJuliet-U430101007183615rKE-U43020171017744ZgE-593x443@Corriere-Web-Romaneità e un profondo tormento: sono null’ altro che lo stereotipo di una coppia contemporanea che talvolta vive l’ amore a fatica, con le proprie criticità, difficoltà relazionali, limiti comunicativi e piccole ossessioni.

In un epilogo verosimile i due si urlano in faccia tutte le loro paure trovando finalmente la possibilità di dirsi quello che realmente pensano l’uno dell’altro nonché delle proprie famiglie.

E se cotanto grande amore fosse stato solo un alibi, una mera evasione dai rispettivi ambienti claustrofobici di origine?

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