Contextual Art has no Gender: Alice Pasquini

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Non chiamateli graffiti o street art perché questa è arte contestuale, strumento fluido inscindibile dal supporto su cui è realizzata e che interagisce con l’ ambiente circostante. Eppure c’è ancora oggi chi la confonde con il vandalismo e il deturpamento del paesaggio urbano. Inoltre, ci sono le gabbie concettuali, quelle più ardue da scardinare, del genere “street art al femminile” che evidenziano l’ assenza di uguaglianza tra i generi dal punto di vista artistico.

Talento, cultura, spirito cosmopolita e anelito largo: questa è la cifra di Alice Pasquini, artista contestuale romana, conosciutissima all’ estero e sui social netwoks. Una passione per i graffiti maturata negli anni 90 e poi la lunga e puntuale formazione in disegno, scenografia e pittura prima all’Accademia di Belle Arti di Roma, poi a Madrid dove si è specializzata in disegno d’animazione manuale per il cinema e televisione, una scelta, quella di fumetto e illustrazione per fuggire all’accademismo. Infine la presa di coscienza, non facile, di dirsi “artista”.

Le sue opere nascono dallo sketchbook, che per Alicé, come si firma, è un diario di viaggio, una raccolta di considerazioni ed emozioni, che verranno trasposte su un muro dalle enormi dimensioni. I disegni sono in bianco e nero, su carta, mentre il colore è qualcosa che viene deciso in un secondo momento, istintivamente. Anche perché si lavora “con la luce e non con i colori”. In questo modo è la luce che indirizza la scelta dei colori del dipinto, spesso complementari, toni caldi e freddi assieme, quali ad esempio il contrasto turchese e salmone, nuance che ricorda i muri della sua Roma.

Secondo Pasquini lo scopo dell’ arte contestuale è restituire alla città degli spazi con un senso, trasformando, attraverso l’ opera di artisti interpellati per farlo, il brutto o il fatto male in qualcosa di bello. Senza necessariamente l’ urgenza di comunicare qualcosa.  Nella visione di Alicé l’artista è l’ opposto del comunicatore: se quest’ ultimo, al fine di vendere il suo prodotto, prova a descriverlo e a trasmettere un determinato messaggio; l’artista, pur sentendo la necessità di parlare di qualcosa, spinto da un impulso, non necessariamente riesce a individuare cosa sia e soprattutto vive nella coscienza che un suo eventuale messaggio possa non essere recepito da tutti allo stesso modo.

Ciò che universalmente è recepito, data la matrice figurativa dell’ opera di Pasquini, è la natura dell’ universo di Alicé popolato da donne e bambine libere, sognanti, impertinenti abitanti di luoghi incantati. Nella visione dell’ artista il mondo femminile è rappresentato da creature emancipate e non da oggetti sessuali che diventano il simbolo della possibilità di essere, di fare ma anche di non fare, di trovare un’ identità indipendentemente dai legami sociali.

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Dipingere sul muro è un grande atto di libertà“, risalente ai primordi della civiltà umana, connaturato all’ infanzia, e diventa nelle mani dell’ artista il modo di passare per una città, disseminare delle briciole e poi lasciarle lì evolversi con il tempo e con il resto della città. Il muro in questo senso è inteso come “limite da superare, contesto e adrenalina” perché inserito nello spazio pubblico diventa il luogo che ospita l’ arte e il mezzo attraverso il quale la gente incontra, si rapporta e parla con l’ artista convinta che questo tipo di “azione è più importante del lavoro“.

Le opere firmate da Alicé campeggiano ormai sui muri di moltissime città nel mondo: dal 2000, anno di inizio della sua carriera, ha vissuto e lavorato in Spagna, Gran Bretagna, Francia, Norvegia, Olanda, Russia e ancora in Marocco e Australia. In Italia ha tenuto numerose mostre; nel 2013 le sue opere sono state acquisite dal Comune di Roma e dai Musei Capitolini e alcune città come Salerno hanno lungimirantemente accolto la visione e i lavori dell’ artista.

L’ arte contestuale, nello specifico la pittura, per sua stessa natura si rivolge a tutti, non discrimina, accetta qualsiasi interpretazione e soprattutto si indirizzo a coloro che pur non potendo affrontare l’ acquisto di una tela, sono nella condizione di apprezzarla semplicemente camminando per strada e possibilmente portarla con sé, scattando una foto e stampandola. Essa non è pensata per uno spettatore da galleria e con la sua vitalità democratica riesce a parlare al passante di qualsiasi età, genere ed estrazione.

Eppure la magia di quest’arte non consiste nell’ andarla a vedere ma nello scoprirla per caso, passeggiando, quando incontrando fortuitamente un’opera d’arte si inizia a guardare la città in modo diverso.

E in questo spirito, guardare, toccare e godere dell’ arte, che sia chiusa in una stanza o fuori, all’ aperto, fa sempre e comunque bene.

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Don’t call it graffiti or street art because that’s contextual art, liquid tool, inseparable from the structure it is mady hearte on and interacting with the environment it is paced in. Yet there are still people who confuse it with vandalism and defacement of the urban landscape. Morever, there are  conceptual caps, the most difficult to demolish, like ” female street art ” that highlights an absence of gender equality from the pure artistic point of view.

Talent, education, cosmopolitan spirit and great ambition: all of this is Alice Pasquini, Roman contextual artist, very popular either abroad or on the social netwoks. A strong passion for graffiti culture matured over the 90ties, a long and profound training in sketching, production designer and painting, at first at Academy of Fine Arts in Rome, then in Madrid where she specialized in animation design for movies and television, a choice mad in order to escape academicism. Finally the raising awareness of being an ” artist “.

Her works grow out of a sketchbook, which for Alicé, the way she signs, represents a sort of travelogue, a collection of thoughts and emotions, which will be transposed on a wall of massive dimensions. Sketches come in black and white, on paper, while color is something that is decided spontaneously only later on. That’s because you work ” with light, not with colors “. In this way light determines the choice of colors, ending up in using often complementary hues, warm and cool tones together, such as the nice contrast between turquoise and salmon, a color shade that reminds of the walls in Rome.

According to Pasquini contextual art purpose is bringing back sensefull spaces to the city, transforming, through the artists work, the ugly or poorly built spaces into something beautiful. Even with no need to communicate anything. In fact Alicé believes that an artist is precisely opposed to a communicator: while the latter, in order to sell his product, tries to describe it and convey a peculiar message; the artist, even if feeling a need to talk about something, driven by an impetus but not necessarily able to identify it and most of all living in the awareness that probably his message would not be understoodd by everyone in the same way.

Anyway, what can universally be acknowledged, given the figurative matrix of Pasquini’ s work, is the nature of Alicé’s universe populated by free, dreaming women and girls, impertinent inhabitants of enchanted places. In the artist’s vision female world is represented by independent creatures, not sex objects that turn into symbols of the possibility of being, but also being not, to find a personal identity regardless any social ties.

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Painting on t he wall is a profound act of freedom “, dating back to the dawn of human civilization, inherent to childhood, which becomes the artist way to spread small art crumbs, leaving them to evolve along with time and city space. The wall is meant as a “limit to overcome, context and adrenaline” because it hacks the public space turning into the art host and the means by which people meet, relate and talk to the artist who by that believes that this type of ” action is more important than the work “.

Since 2000, year she began her career, works signed by Alicé stand on the walls of many cities worldwide. She lived and worked in Spain, Great Britain, France, Netherlands, Norway, Russia, and even in Morocco and Australia. In Italy she held numerous exhibitions; in 2013 the City of Rome and the Capitoline Museums acquired her works, and other cities such as Salerno have been presciently welcoming either the vision and work of the artist.

Contextual art, especially painting, due to its very nature is open to all, does not discriminate, embrace any interpretation and mainly call upon those who could not purchase a canvas, but could  appreciate it just walking along the streets and even bring it home, simply taking a picture and print it. Contextual art does not address to galleries spectators and its democratic vitality can speak to the passers of any age, gender and origin.

Yet the magic of this art does not consist in going to see it on purpose but in discovering it by chance, walking, and probably when you fortuitously encounter a work of art you would start looking at the city differently.

Along with this kind of spirit, looking, touching and enjoying art, either enclosed in a studio or out in the open, is always good.

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